Alfa Romeo P2 -1924

L’Alfa Romeo P2 (o Tipo P2) è una vettura da competizione prodotta dall’Alfa Romeo dal 1924 al 1925 in sei esemplari ed una delle icone delle automobili da corsa degli anni venti, insieme alla Bugatti Tipo 35, grazie alla vittoria del primo campionato del mondo di automobilismo organizzato nella storia nel 1925.

La P2 fu la prima creazione di Vittorio Jano all’Alfa Romeo, arrivato a Milano dalla FIAT grazie al lavoro di convincimento attuato da Enzo Ferrari, e la prima vettura della casa milanese ad essere dotata di un motore 8 cilindri in linea. Dopo la breve esperienza con la GPR (Gran Premio Romeo, o P1, per retroformazione) 6 cilindri, Nicola Romeo chiese a Jano di progettare una vettura per ben figurare sia nei Grand Prix che nelle lunghe corse su strada del tempo. Il tecnico torinese superò le richieste realizzando una vettura vincente e la cui carriera durerà diversi anni partendo dai concetti base appresi durante il suo impiego all’ufficio progettazione Fiat.[1]

Essendo evidente l’affinità tra la nuova Alfa Romeo P2 e la Fiat 805, Giovanni Agnelli si convinse che Jano dovesse aver utilizzato come base per la P2 alcuni disegni provenienti dalla Fiat e quindi si rivolse alle autorità competenti.[2] Le successive indagini scagionarono Jano: le due vetture, nonostante la somiglianza estetica e concettuale, erano infatti meccanicamente molto differenti.[3] Dei sei esemplari complessivamente costruiti, solo due vetture sono sopravvissute in altrettante configurazioni differenti, la prima, in configurazione originale, è conservata al Museo Storico Alfa Romeo di Arese[4] mentre la seconda, in versione 1930, è al Museo dell’automobile di Torino[5].

La vettura

Il telaio, a longheroni e traverse di acciaio stampato a “C”, ha i longheroni che si piegano verso l’interno nella parte posteriore per consentire la forma, a punta, della coda aerodinamica. Le sospensioni sono ad assale rigido davanti e dietro con ammortizzatori a frizione e molle a balestra, con quelle anteriori sotto i longheroni passanti attraverso l’assale e quelle posteriori sistemate all’interno del telaio e convergenti. I freni sono a tamburo sulle quattro ruote con comando meccanico a pedale e a mano, la frizione è pluridisco a secco, il cambio è a 4 marce in blocco con il motore con l’albero di trasmissione intubato e lo sterzo è a vite e settore.[6]

Il motore è un 8 cilindri in linea sovralimentato 1987 cm3 di cilindrata (alesaggio x corsaː 61 x 85 mm), con distribuzione bialbero in testa comandati da cascata di ingranaggi, 2 valvole per cilindro inclinate tra loro a 104° e basamento e coppa in lega leggera. Il blocco dei cilindri che include la testata è separato in 4 sezioni con camicie umide con condotti di lamiera d’acciaio saldati. L’albero motore in acciaio temprato ha cuscinetti di banco e di biella a rulli così come gli alberi a camme. La lubrificazione è a carter secco, gli organi della distribuzione sono situati nella parte posteriore del propulsore mentre il compressore a lobi Roots è montato in quella anteriore, calettato all’albero motore, e invia l’aria compressa al carburatore, posto sul lato destro del motore, attraverso un lungo condotto alettato, un intercooler ante litteram, posto sotto il basamento.[4]

Inizialmente alimentato da un solo carburatore, il motore venne presto dotato di due carburatori Memini che gli permettono di raggiungere i 140 CV sulla prima versione del 1924, poi cresciuti a 155 nel 1925 e infine giunti ai 175 CV nel 1930 (anche se con cilindri rialesati a 61,5 mm), sempre ad un regime di rotazione di 5500 giri/min, tra i più elevati dell’epoca.[7]

La carrozzeria “a siluro”, come da regolamento 1924, ha due posti, sfalsati per restringere il più possibile la sezione maestra, quello di destra per il pilota e quello di sinistra per il meccanico. La mascherina del radiatore è arrotondata e per favorire l’aerodinamica l’auto ha anche il sottoscocca carenato. Vennero sperimentati originariamente due tipi di coda, la prima “a punta” più aerodinamica, ripresa poi dalla futura 8C 2300 Monza, e la seconda ” a bauletto” per poter ospitare la ruota di scorta, simile a quella della precedente RL TF.[6]

La vettura, pesante 750 Kg, era capace di raggiungere i 225 Km/h.[

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