Alfa Romeo P3 – 1932

L’Alfa Romeo Tipo B, più nota come Alfa Romeo P3, è una monoposto con motore 8 cilindri in linea progettata da Vittorio Jano e prodotta dall’Alfa Romeo tra il 1932 ed il 1935.[1] Grazie alla numerose vittorie conquistate da, tra gli altri, Tazio Nuvolari e Achille Varzi è considerata una delle migliori auto da competizione mai costruite.[2]

La Tipo B o, mai ufficialmente, P3, venne progettata da Vittorio Jano per competere nei Gran Premi in categoria Formula Libera ed è frutto della sintesi tra le precedenti 8C 2300 Monza e Tipo A. Fu una delle vetture più vincenti della casa del Portello e corse sia per la casa milanese che sotto l’egida della Scuderia Ferrari. Al suo debutto fu subito l’auto da battere e il progetto molto avanzato la rese competitiva dal 1932 fino al 1935 quando colse ancora alcune storiche vittorie. Enzo Ferrari ne fece anche realizzare un solo esemplare biposto per competere (e vincere) nella Mille Miglia 1935.

La Tipo B deve il suo nome ufficiale al fatto di essere stata la seconda vettura Alfa Romeo, dopo la Tipo A, progettata in origine come monoposto. Tuttavia viste le numerose vittorie ottenute la vettura venne sin da subito soprannominata dalla stampa specializzata e dagli appassionati P3, per indicarla come erede spirituale della gloriosa Alfa Romeo P2, la vincitrice del primo campionato del mondo nel 1925, da cui tuttavia non ereditava parti meccaniche specifiche ma al massimo concetti di progettazione.

La vettura

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Il suo sviluppo si divide in tre momenti separati, nel 1932, nel 1934 e nel 1935, per via della situazione economica della casa milanese e per il cambio di regolamento nella formula Gran Prix, da formula libera a formula 750 Kg. Vittorio Jano e la sua équipe si misero all’opera per creare una vettura vincente che eliminasse i problemi di peso della pur valida 8C 2300 Monza e le complicazioni inutili della Tipo A dotata di due motori affiancati, e che sintetizzasse le qualità migliori di entrambe.

Il telaio a longheroni e traverse in acciaio stampato a “C” deriva da quello della Tipo A, debitamente accorciato e modificato per accogliere il motore 8 cilindri in linea della 8C 2300 elaborato. Il motore è un otto cilindri in linea bialbero sovralimentato con cilindrata aumentata a 2654 cm3 (alesaggio x corsa: 65 x 100 mm), derivato da quello che equipaggiava la 8C 2300 Monza.

Si tratta di un propulsore molto avanzato per l’epoca dato che anche questo, come gli altri motori 8 cilindri in linea Alfa Romeo, è realizzato tutto in lega leggera e usa la soluzione biblocco per evitare i problemi congeniti di torsione dell’albero motore e degli alberi a camme. Per risolvere questo problema Vittorio Jano divise il motore in due blocchi di 4 cilindri, ciascuno con propri alberi motore e alberi a camme, separati al centro dagli organi di comando della distribuzione. L’alimentazione è garantita da due carburatori Weber monocorpo e da due compressori volumetrici a lobi Roots posti sul lato sinistro del motore, azionati dagli ingranaggi della distribuzione. Accensione a magnete, lubrificazione a carter secco e raffreddamento ad acqua completano il propulsore che, in questa configurazione, erogava 215 CV a 5600 giri/minuto.

La frizione multidisco, il cambio a 4 marce e il differenziale sono in blocco con il motore. Proprio nella trasmissione e nel ponte posteriore si trovano le caratteristiche più originali della P3. Jano, per ridurre la tendenza al sovrasterzo innata nelle vetture GP di allora, pose il differenziale subito dopo il cambio e trasmise il moto fino alle ruote posteriori attraverso due semiassi di trasmissione obliqui, disposti “a triangolo”, e con due coppie coniche. Le sospensioni anteriori e posteriori sono ad assale rigido con balestre semiellittiche e ammortizzatori a frizione, doppi al retrotreno e freni a tamburo a comando meccanico sulle quattro ruote.

La monoposto, pesante solo 680 Kg con una carrozzeria semplice e filante, nel 1932 raggiungeva i 225 Km/h e venne prodotta in 6 esemplari.

Il 1934

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Quell’anno entrò in vigore un nuovo regolamento dei Gran Prix che prevedeva peso massimo a vuoto senza pneumatici di 750 Kg, cilindrata massima libera e larghezza massima della carrozzeria non inferiore a 850 mm. La Formula 750 Kg si prospettava interessante per via dell’annunciata partecipazione delle nuove Mercedes-Benz e Auto Union, le Frecce d’argento, dopo il dominio della P3 degli anni precedenti.

Per combattere le monoposto tedesche l’Alfa Romeo costruì 7 nuovi esemplari di P3 aggiornata allargando adeguatamente l’abitacolo, appesantendola fino a 750 Kg e soprattutto intervenendo sulla meccanica. Il motore venne potenziato aumentando l’alesaggio a 68 mm e la cilindrata totale a 2905 cm3 per una potenza finale di 255 CV a 5400 giri/minuto mentre il cambio venne rinforzato eliminando la 1ª marcia e irrobustendo gli ingranaggi delle altre 3. L’ingegnere aeronautico della Breda Cesare Pallavicino aveva anche messo a punto, dopo una lunga serie di test sull’autostrada Milano-Laghi, una versione aerodinamica della Tipo B P3 per competere sui circuiti veloci.

Il 1935

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Nel 1935 la Scuderia Ferrari, che gestiva le P3 dalla fine del 1933, schierò in campo una versione ancora aggiornata della Tipo B con cilindrata aumentata prima a 3165 cm3 (alesaggio x corsa: 77 x 100 mm) e poi a 3822 cm3 per accrescere la potenza fino a 265 CV a 5400 giri/minuto e portare la velocità massima a 275 Km/h. Inoltre vennero montati freni a tamburo a comando idraulico, sospensioni posteriori con ammortizzatori idraulici e sistema a balestrine semicantilever e, solo sulle vetture di Nuvolari e Chiron, sospensioni anteriori indipendenti tipo Dubonnet. Inoltre Enzo Ferrari decise di iscrivere alla Mille Miglia 1935, oltre alle vetture vincitrici negli anni passati, anche una Tipo B modificata per partecipare alle gare su strada in categoria Sport.

Le competizioni

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Il debutto avvenne il 5 giugno 1932, al 10º Gran Premio d’Italia a Monza, con Tazio Nuvolari al volante, e fu un altro degli esordi vittoriosi della casa milanese. La stagione proseguì con altre sei vittorie, tra cui i più importanti gran Premi dell’epoca, vale a dire quelli di Francia e di Germania. L’altro pilota era il tedesco Rudolf Caracciola. Grazie a questi successi, l’Alfa Romeo vinse con Nuvolari il Campionato Internazionale Automobilistico, basato quell’anno proprio sui Gran Premi d’Italia, Francia e Germania.

Nel 1933 il reparto che si occupava delle competizioni, l’Alfa Corse, venne chiuso a causa della crisi finanziaria che interessava l’Alfa Romeo. La partecipazione diretta alle competizioni fu di conseguenza sospesa. Tuttavia tutto il materiale delle Alfa Romeo da competizione venne trasferito alla Scuderia Ferrari di Modena, che preparava e portava in gara le vetture da competizione fin dal 1929. In quell’anno non partecipò alle prime 25 competizioni e riprese l’attività nelle competizioni in agosto. Vinse 6 delle 11 corse, tra cui i Gran Premi di Italia e di Spagna.

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